Dipendenza

Paulon Sergio
referente scientifico dell’Osservatorio

Il DSM-V 1 omette la parola “dipendenza”, preferendo parlare di “disturbi correlati a sostanze”, con cui si riferisce a quella vasta gamma di disturbi che possono essere definiti sulla base di 10 classi distinte di sostanze: alcool, caffeina, cannabis, allucinogeni, inalanti, oppiacei, sedativi/ipnotici/ansiolitici, stimolanti, tabacco, e altre (o sconosciute sostanze). Si tratta di sostanze che, se assunte in eccesso, sono accomunate dall’attivazione diretta del sistema celebrale di ricompensa.

Il disturbo da uso di sostanze si caratterizza essenzialmente per la presenza di disturbi cognitivi, comportamentali e fisiologici, indicativi del fatto che l’individuo persiste nell’uso della sostanza, nonostante questa comprometta seriamente la sua vita personale, lavorativa e sociale. Il summenzionato disturbo, infatti, comporta un cambiamento dei circuiti cerebrali, provocando effetti comportamentali che si manifestano nelle continue ricadute e in un intenso e continuo desiderio di assumere la sostanza (craving), soprattutto se esposti ai suoi stimoli. Dal punto di vista diagnostico, il DSM-V utilizza criteri comportamentali patologici suddivisi all’interno di quattro raggruppamenti generali: la compromissione dell’uso della sostanza; la compromissione sociale; l’uso rischioso della sostanza; i criteri farmacologici.

Accanto ai disturbi correlati a sostanze, il summenzionato DSM-V inserisce nella sezione “Disturbi correlati a sostanze e disturbi da addiction” anche il disturbo da gioco d’azzardo, riconoscendo che i comportamenti legati a quest’ultimo sono in grado di “attivare sistemi di ricompensa simili a quelli attivati dalle sostanze di abuso e producono alcuni sintomi comportamentali che sembrano comparabili a quelli prodotti dai disturbi da uso di sostanze” 2.  Inoltre, si fa riferimento anche ad altri modelli di comportamento eccessivo, come ad esempio il “disturbo da gioco su Internet”, che tuttavia necessitano di ulteriori ricerche e approfondimenti. Si tratta di “gruppi di comportamenti ripetitivi”, conosciuti quali “dipendenze comportamentali” che attualmente non rientrano nella sezione dei disturbi correlati a sostanze e da addiction, in quanto non si dispone di letteratura sufficiente a tracciare i criteri chiari per identificare i suddetti come disturbi mentali.

1 American Psychiatric Association, Manuale Diagnostico e statistico dei disturbi mentali, DSM-V, Raffaello Cortina Editore, Milano 2014
2 ivi, p. 563

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